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"Per fortuna che avete lasciato a casa Cassano"
view post Posted on 22/6/2009, 18:18P_QUOTE
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/10/2009, 10:51


Kakà e Julio Cesar: «Da noi giocherebbe sempre»
MASSIMILIANO, INVIATO A PRETORIA
Si chiamasse Cassanao, a sentire i commenti in casa Brasile, Antonio sarebbe qui a giocarsi la Confederations Cup, mica al mare. Più chiaro di tutti, lo dice Julio Cesar, che ringrazia Marcello Lippi: «Cassano mi piace molto - spiega il portiere verdeoro -, tecnicamente è un giocatore straordinario, uno che fa la differenza. Meno male che non l’hanno convocato». Meglio non trovarselo davanti stasera, insomma, dentro a un attacco azzurro che finora ha segnato solo con Giuseppe Rossi. Gli va dietro Felipe Melo: «Perché non c’è uno come Cassano? Dovete chiederlo al ct dell’Italia». La postilla l’aggiungeva il volto: strana decisione. Da ultimo, più diplomatico, Kakà: «Cassano è un talento impressionante, ma poi è l’allenatore che deve fare le scelte. E poi al giorno d’oggi il talento non è sufficiente». Già: però il ct azzurro ha sempre detto che la bocciatura di FantAntonio non dipende da questioni disciplinari. E allora, tra i brasiliani, giocatori e giornalisti, l’assenza del barese fa piacere, ma resta strana. Lippi viene assolto invece per la (non) scelta di Balotelli: «Deve crescere - continua Julio Cesar - ma faccio il tifo per lui, perché sia al Mondiale il prossimo anno. Il talento c’è, ma nella vita contano anche altre cose». Detto da un compagno di squadra (nell’Inter) dà l’idea di quanto molesto possa essere l’attaccante nerazzurro.

Mix azzurri a parte, l’Italia magari non genera paura, ma rispetto sì, anche se è uscita ammaccata dall’incrocio con l’Egitto e se è sul ciglio del burrone. Parola a Carlos Dunga: «L’Italia è abituata a giocare le partite decisive - attacca il ct del Brasile - e poi sa adattarsi all’avversario. E, come noi e tutte le grandi Nazionali, vuole sempre vincere». Pure se Buffon ha detto che questa Confederations è una galleria del vento in vista del Mondiale: «Non ci credo - risponde Dunga - certo, c’è il Mondiale, ma loro sono venuti qui per vincere, come noi». Soprattutto, e l’ha ripetuto forte ai suoi giocatori, il passato non conta: zero. «Quella del febbraio scorso era un’amichevole, e noi potremo dire di essere meglio dell’Italia solo quando l’avremo battuta al Mondiale». Sfide del genere, ogni volta, azzerano anche la storia, mica solo le statistiche: «La vittoria mondiale del 1994 in finale con l’Italia - racconta ancora Dunga, che di quella Nazionale era il capitano - fu la realizzazione del sogno di una generazione, perché non vincevamo la Coppa del Mondo da 24 anni. Fu una grande cosa: ma la partita che conta è la prossima, non quelle che hai già giocato». Ciò che hai vissuto, però, te lo porti dentro e, un po’, ti dice quello che sei: e per Dunga e molti altri giocatori, dietro ci sono tanti anni in Italia. «E’ un Brasile con caratteristiche italiane? No, la mia squadra ha caratteristiche brasiliane: difende quando gli altri hanno la palla e cerca di attaccare quando l’ha ripresa. Ormai non c’è più il calcio italiano, tedesco, o di altri Paesi: c’è il calcio competitivo, quello globale».

Sarà anche, ma questo Brasile è diventato ermetico, come mai: in 14 partite delle qualificazioni mondiali ha subito appena sei gol. «La difesa è un nostro punto fortissimo, non debole», aggiunge infatti Julio Cesar. Merito pure di Dunga, che ci ha lavorato sopra tanto: «Sì, perché alla fortuna non credo. Credo nella competenza e nel lavoro, anche se la fortuna non sta mai dalla parte dell’incompetenza. Un grande esempio è Zagalo: competente e fortunato». E nonostante la guerra quasi quotidiana con la stampa nazionale, ormai questo mestiere gli piace sempre più: «Qualsiasi cosa succede, se c’è un problema logistico, o di alimentazione, è sempre colpa del tecnico: però questo mestiere lo sto adorando». Anche se, per farlo arrabbiare, in Brasile, lo chiamano «l’italiano». Non si arrabbierebbe, al contrario, Kakà che non si aspetta marcatura a uomo, ma qualcosa di speciale sì: «Da voi ho imparato molto e oggi ho molte caratteristiche di gioco italiane: e ne sono contento».

lastampa.it





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